Roma, scoperta mega truffa immobiliare: vendevano case a insaputa proprietari, 10 arresti

16.03.2018

La banda organizzava compravendite fittizie di case realmente in vendita con falsi venditori e riusciva anche ad ottenere mutui. La Guardia di Finanza si è mossa dietro denuncia di istituti di credito e notai ignari.


Dieci arresti, di cui nove in carcere e uno ai domiciliari. È il bilancio dell'operazione «Colpo gobbo», che ha visto i finanzieri del Comando provinciale di Roma impegnati nell'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip della capitale nei confronti degli appartenenti a un'associazione per delinquere dedita all'organizzazione di truffe ai danni di istituti di credito e ignari cittadini mediante fittizie compravendite immobiliari e illecite richieste di finanziamento

I «regolari» contratti

Le indagini sono scaturite dalle denunce presentate da proprietari di immobili, casualmente venuti a conoscenza della vendita, a loro insaputa, delle rispettive proprietà, da direttori di varie banche, allarmati dagli insoluti delle rate di rimborso dei prestiti erogati, nonché da alcuni notai, che si sono accorti di anomalie nella documentazione prodotta per la stipula degli atti. Cambiavano gli enti creditizi ma il modus operandi era sempre lo stesso: dopo l'individuazione di immobili realmente in vendita a Roma, i membri della gang ingaggiavano «figuranti» che, muniti di documenti falsi - riconducibili a persone realmente esistenti ma anch'esse del tutto ignare di quello ch accadeva - stipulavano «regolari» contratti di compravendita dinanzi a notai, anch'essi all'oscuro dell'attività criminosa, e conseguenti atti di concessione di mutui.

La scelta delle vere case in vendita e dei finti venditori

Una volta ottenuto l'accredito della somma su un conto corrente acceso a nome del «finto» venditore, il denaro veniva prelevato pochi giorni dopo l'atto di vendita. La documentazione fittizia, relativa anche a buste paga, era utilizzata anche per la richiesta di prestiti personali, allo scopo di appropriarsi illecitamente delle somme. Gli investigatori hanno ricostruito diverse illecite transazioni, relative al periodo 2014-2016, per un ammontare complessivo di oltre 650.000 euro, cui si aggiungono un episodio riferito a un mutuo del valore di 150.000 euro in cui due «figuranti» sono stati arrestati in flagranza (a dicembre 2015) e due casi riguardanti prestiti personali richiesti per un totale di oltre 45.000 euro, la cui erogazione non è andata a buon fine per cause indipendenti dalla volontà degli indagati.

Un compito per ciascun componente della banda

Nell'associazione criminale, evidenzia il gip, «ciascuno degli indagati ricopre un ruolo a seconda delle diverse esigenze del caso»: In pratica, ai due presunti promotori e istigatori, Pietro Vecchiarelli , 49 anni, di Agnone (Isernia) ed Emanuela Cerasa, 50 anni, romana, si affiancano altri complici con il compito di procurare i documenti falsi, individuare gli immobili e vagliare l'idoneità dei «figuranti», impiegati per la realizzazione di una o più truffe. Figura chiave dell'organizzazione era Giuseppe Carlostella, detto «Zibibbo», 75 anni, di Mazara del Vallo, noto negli ambienti criminali della capitale come persona già indagata per fabbricazione e fornitura di documenti falsi.

Fonte Corriere della Sera Roma